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Musei del Rinascimento

La Galleria Nazionale delle Marche

Urbino

La Galleria Nazionale delle Marche
Zlatan88 at Italian Wikipedia · CC BY-SA 3.0 — Wikimedia Commons

Ospitata nelle sale del Palazzo Ducale di Urbino, la Galleria Nazionale delle Marche sarebbe tra i musei più preziosi d'Italia. Il luogo e la raccolta si rispondono a vicenda: un palazzo considerato un manifesto dell'ideale architettonico rinascimentale custodirebbe oggi alcuni dei capolavori pittorici più studiati di quella stessa stagione. Il visitatore attraverserebbe gli appartamenti ducali, salirebbe gli scaloni d'onore e scoprirebbe, sala dopo sala, un insieme in cui la pittura marchigiana, toscana e veneta dialogherebbe sotto le volte volute dalla corte urbinate. Poiché l'architettura del palazzo è oggetto di una scheda a parte, ci si sofferma qui soprattutto su ciò che le sue mura racchiuderebbero: i dipinti, le tavole e le predelle che fanno la fama del museo.

Conviene precisare subito che l'allestimento di un museo di questa portata può variare. Le sale verrebbero talvolta riordinate e alcune opere maggiori viaggerebbero in occasione dei prestiti concessi alle grandi mostre internazionali. Un'opera qui descritta potrebbe dunque, di tanto in tanto, risultare assente o spostata: sarebbe bene verificare la presenza dei pezzi che motivano in modo particolare la visita.

La «Flagellazione di Cristo» di Piero della Francesca

Se si dovesse citare un solo dipinto, sarebbe con ogni probabilità la «Flagellazione di Cristo» di Piero della Francesca. Di formato contenuto, questa tavola sarebbe una delle opere più commentate dell'intera storia dell'arte occidentale. La sua composizione, di un rigore matematico quasi intimidatorio, ripartirebbe la scena in due: a sinistra, in secondo piano, la flagellazione di Cristo si svolgerebbe sotto un portico costruito secondo una prospettiva di assoluta precisione; a destra, in primo piano, tre figure enigmatiche starebbero in piedi, apparentemente estranee al dramma che si consuma alle loro spalle.

È proprio questa stranezza a nutrire da tempo l'enigma del quadro. L'identità delle tre figure, il senso del loro colloquio, il significato esatto dell'insieme avrebbero dato origine a innumerevoli interpretazioni, senza che alcuna raggiungesse un consenso. Ciò che si può invece affermare senza rischio riguarda il dominio dello spazio: Piero, anche teorico della prospettiva, vi dispiegherebbe una scienza del punto di fuga, del pavimento a intarsio e della luce che fa di questa piccola tavola un vertice della costruzione geometrica. La sobrietà dei colori, la chiarezza fredda dell'architettura e il silenzio della scena ne accrescerebbero ancora la forza.

Il medesimo artista sarebbe presente in museo con la «Madonna di Senigallia», una Vergine col Bambino di raccolta gravità, in cui la luce soffusa e la resa delicata delle materie testimonierebbero un'attenzione quasi fiamminga al dettaglio.

La tavola della «Città ideale»

Altra icona del museo, la tavola detta della «Città ideale» offrirebbe l'immagine più celebre dell'urbanistica sognata del Rinascimento. Rappresenterebbe una piazza deserta, delimitata da edifici dalle proporzioni armoniose, dominata da una costruzione centrale a pianta circolare, il tutto ordinato secondo una prospettiva a punto di fuga unico e rigorosamente centrato. Nessuna figura umana verrebbe a turbare questo spazio: è l'architettura stessa, idealizzata, geometrica e luminosa, a esserne il vero soggetto.

L'attribuzione di questa tavola resterebbe dibattuta. Gli storici l'avrebbero di volta in volta avvicinata a Francesco di Giorgio Martini, a Luciano Laurana, a Piero della Francesca o alla loro cerchia, senza pronunciarsi in via definitiva. Tale incertezza non intaccherebbe in nulla il suo valore di emblema: il dipinto condenserebbe da solo il sogno di una città perfetta, dove l'ordine matematico e la bellezza si confonderebbero, così come poteva concepirlo la cultura dotta della corte di Urbino. Lo si guarderebbe oggi come un manifesto dipinto, tanto eloquente quanto un trattato.

Raffaello e «La Muta»

Essendo Urbino la città natale di Raffaello, sarebbe naturale che il museo onori il suo figlio più illustre. Vi si vedrebbe in particolare «La Muta», ritratto di una donna dalle mani incrociate, colta in un'immobilità pensosa. L'opera sedurrebbe per la sobrietà dell'impaginazione, la dolcezza del modellato e l'intensità trattenuta dello sguardo. Il soprannome di «muta» rimanderebbe all'espressione riservata, quasi segreta, del modello, la cui identità non sarebbe accertata.

Questo ritratto testimonierebbe l'arte del giovane Raffaello, ancora vicino all'insegnamento del suo maestro Perugino ma già sostenuto da quella grazia e da quell'equilibrio che ne avrebbero fatto la gloria. La presenza di un'opera simile a Urbino darebbe alla visita una risonanza particolare, restituendo la pittura alla città che vide nascere il pittore.

Paolo Uccello e la predella del «Miracolo dell'ostia profanata»

Il museo conserverebbe inoltre una notevole predella di Paolo Uccello, dedicata al «Miracolo dell'ostia profanata». Questa lunga striscia dipinta, concepita per ornare la parte bassa di una pala d'altare, si leggerebbe come una vera e propria narrazione articolata in più episodi successivi. Racconterebbe una vicenda di profanazione e di castigo legata a un'ostia consacrata, dipanata in scene che il pittore avrebbe trattato con il suo senso tanto personale della prospettiva, degli interni e del colore.

Vi si ritroverebbe quel gusto di Uccello per gli spazi costruiti, i pavimenti a scorcio e le architetture nitide, posto al servizio di un racconto vivace e colorato. La predella offrirebbe così un contrasto prezioso con le grandi tavole vicine: là dove Piero coltiverebbe il silenzio e l'astrazione geometrica, Uccello dispiegherebbe il movimento, l'aneddoto e la profusione dei dettagli.

A questi vertici si aggiungerebbero, secondo le sale e l'allestimento del momento, altri maestri del Rinascimento. Opere attribuite a Tiziano o ad altri pittori veneti e centro-italiani potrebbero esservi esposte, ampliando il percorso al di là del solo focolare urbinate.

Cosa vedere assolutamente

  • La «Flagellazione di Cristo» di Piero della Francesca, per il suo enigma e la sua prospettiva matematica ineguagliata.
  • La «Madonna di Senigallia» dello stesso Piero, per la finezza della sua luce e delle sue materie.
  • La tavola della «Città ideale», emblema dipinto dell'urbanistica sognata del Rinascimento.
  • «La Muta» di Raffaello, ritratto nativo di Urbino di un'intensità trattenuta.
  • La predella del «Miracolo dell'ostia profanata» di Paolo Uccello, racconto per immagini pieno di movimento.

Informazioni pratiche

La Galleria Nazionale delle Marche sarebbe un museo nazionale ospitato nel Palazzo Ducale, nel cuore del centro storico di Urbino, iscritto nel patrimonio mondiale dell'UNESCO dal 1998. La visita unirebbe la scoperta degli appartamenti ducali a quella delle collezioni di pittura. Gli orari di apertura, le tariffe, i giorni di chiusura e le eventuali condizioni di prenotazione sarebbero soggetti a modifiche e converrebbe verificarli prima dello spostamento, preferibilmente presso le fonti ufficiali del museo. Come detto, l'allestimento potrebbe variare e alcune opere di punta potrebbero risultare momentaneamente assenti a causa di prestiti: una verifica preliminare sarebbe raccomandata per non mancare un pezzo preciso.

Quiz

  1. Quale pittore è l'autore della celebre «Flagellazione di Cristo» conservata a Urbino?
  • Sandro Botticelli
  • Piero della Francesca
  • Caravaggio
  1. Che cosa rappresenterebbe la tavola della «Città ideale»?
  • Una battaglia navale
  • Una piazza urbana ideale in prospettiva centrata
  • Un paesaggio di campagna
  1. Quale grande pittore del Rinascimento nacque a Urbino?
  • Raffaello
  • Leonardo da Vinci
  • Tiziano

Opere

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