Uno scrigno: l'antica Scuola della Carità
Prima di essere un museo, le Gallerie dell'Accademia sono anzitutto un luogo, un insieme di edifici carichi di storia ai piedi del ponte dell'Accademia, nel sestiere di Dorsoduro. Il visitatore che ne varca la soglia entra in realtà in un complesso formato da tre entità antiche saldate le une alle altre: la Scuola Grande di Santa Maria della Carità, il suo convento di canonici regolari lateranensi e la chiesa di Santa Maria della Carità. Questa sovrapposizione è essenziale per comprendere il monumento: il contenitore possiede a sua volta un profondo strato rinascimentale, indipendente dai dipinti che oggi custodisce.
Le Scuole Grandi veneziane erano potenti confraternite laiche, insieme devozionali e caritatevoli, che riunivano cittadini e notabili attorno a un santo patrono e svolgevano un'intensa attività di mutuo soccorso e di mecenatismo. La Scuola della Carità era tra le più antiche della città. Queste istituzioni si dotavano di sedi sontuose, ornate da cicli dipinti che ne facevano l'orgoglio; è proprio questo gusto veneziano per la decorazione delle scuole e delle chiese a spiegare, a valle, la ricchezza dell'attuale collezione. L'edificio che oggi si percorre conserva la traccia di questa funzione: sale d'assemblea, scaloni di rappresentanza, soffitti lavorati.
A questo strato confraternale si aggiunge un intervento architettonico maggiore del Rinascimento: Andrea Palladio, il più influente degli architetti del Veneto nel Cinquecento, sarebbe intervenuto sul convento della Carità. A lui si associa in particolare un progetto ambizioso per gli edifici conventuali, di cui sussistono alcuni elementi, oltre a una facciata rimasta incompiuta riferita al complesso della Carità. Questo cantiere interrotto è prezioso: lascia intravedere un Palladio concreto, quello di una realizzazione veneziana parziale, accanto alle sue grandi chiese cittadine e ai suoi edifici di terraferma. Il dettaglio esatto delle parti palladiane conservate, molto rimaneggiate nel corso dei secoli, merita di essere verificato sul posto e nelle fonti specializzate.
Perché la storia del luogo non si ferma al Rinascimento. Con la caduta della Repubblica di Venezia, la soppressione delle confraternite e dei conventi libera questi vasti spazi, che all'inizio dell'Ottocento vengono riadattati per accogliere l'Accademia di Belle Arti e le sue collezioni, nucleo del futuro museo. Il complesso subisce allora, e fino all'epoca contemporanea, importanti trasformazioni e campagne di restauro destinate ad adattarlo alla sua funzione museale. Contenitore e contenuto hanno dunque storie parallele: si può visitare l'Accademia come un monumento di architettura — Scuola, convento, chiesa, impronta di Palladio — tanto quanto come una galleria di pittura.
Il cuore: la collezione di pittura veneziana del Rinascimento
È per la sua collezione che le Gallerie dell'Accademia risplendono in tutto il mondo: offrono il panorama più completo della pittura veneziana, dal tardogotico al Settecento. Occorre insistere su un punto: si tratta di una collezione museale. La maggior parte dei capolavori esposti non è nata tra queste mura; proviene da chiese, scuole e istituzioni di Venezia e del Veneto, riuniti nel tempo, soprattutto in seguito alle soppressioni napoleoniche e poi alle successive acquisizioni e depositi. Opere e architettura formano dunque due strati da non confondere.
Il cuore rinascimentale dell'allestimento si apre con Giovanni Bellini, figura fondatrice della scuola veneziana, le cui Madonne col Bambino e le grandi pale d'altare incarnano il passaggio a una pittura della luce e del colore. Attorno a lui gravita un'intera generazione. Giorgione vi è rappresentato da opere enigmatiche che ne hanno fatto la leggenda: La Tempesta, paesaggio tempestoso popolato di figure il cui soggetto resta dibattuto, e La Vecchia (detta Col Tempo), ritratto folgorante di una donna anziana che vale come meditazione sul trascorrere del tempo. Questi dipinti, per la loro atmosfera e la loro poesia, segnano una svolta della pittura occidentale.
La collezione dà anche a vedere Tiziano, vertice del colore veneziano, oltre a Paolo Veronese, di cui l'Accademia conserva una delle tele più spettacolari di tutto il museo: il Convito in casa di Levi. Questa immensa composizione, dipinta nel 1573 per un refettorio domenicano, è celebre non solo per le dimensioni e il fasto architettonico, ma per la vicenda che la accompagna: concepita in origine come un'Ultima Cena, l'opera valse a Veronese la convocazione davanti al tribunale dell'Inquisizione, che gli rimproverava la profusione di dettagli giudicati sconvenienti. Anziché ridipingere la scena, il pittore ne cambiò il titolo — da cui Convito in casa di Levi. La tela è così un documento eccezionale sulle tensioni tra libertà dell'artista e controllo religioso all'epoca della Controriforma.
L'Accademia eccelle infine nei grandi cicli narrativi dipinti per le scuole, specialità veneziana. Vi si ammira il ciclo di sant'Orsola di Vittore Carpaccio, serie di tele dal fascino narrativo e documentario incomparabile, che dipana la leggenda della santa e delle sue compagne in scenografie urbane di una precisione godibile. Accanto a esso, la grande pittura d'evento veneziano è illustrata da Gentile Bellini e dalla sua Processione in piazza San Marco, autentico ritratto della città in festa. La collezione si apre anche fuori Venezia con un San Giorgio attribuito ad Andrea Mantegna, maestro di Mantova, il cui rigore lineare dialoga con la dolcezza lagunare.
Va riservata una parola a sé al disegno dell'Uomo vitruviano di Leonardo da Vinci, una delle immagini più universalmente riprodotte del Rinascimento, conservata nelle raccolte grafiche dell'Accademia. Opera su carta di estrema fragilità, viene esposta solo di rado e la sua presentazione al pubblico dipende da mostre o eventi puntuali: meglio non contare di vederla durante una visita ordinaria e verificarlo in anticipo. Non si cercherà nemmeno di fissare qui l'elenco esatto delle sale o la collocazione di ogni dipinto: l'allestimento evolve al ritmo dei restauri e dei riordini. Ciò che resta è la densità unica di questa collezione, in cui si legge, sala dopo sala, l'invenzione veneziana del colore e dell'atmosfera.
Cosa vedere assolutamente
- La Tempesta di Giorgione, e la sua Vecchia(Col Tempo): la poesia enigmatica che ha fatto virare la pittura verso l'atmosfera.
- Il Convito in casa di Levi di Veronese (1573): tela monumentale e il celebre episodio dell'Inquisizione.
- Il ciclo di sant'Orsola di Vittore Carpaccio: un romanzo dipinto, arguto e minuzioso, in scenografie veneziane.
- Le Madonne e pale di Giovanni Bellini, cuore della scuola veneziana, e la Processione in piazza San Marco di Gentile Bellini.
- Lo scrigno stesso: l'antica Scuola della Carità, la chiesa e l'impronta di Andrea Palladio (facciata incompiuta) — un monumento a pieno titolo.
Informazioni pratiche
Le Gallerie dell'Accademia si trovano nel sestiere di Dorsoduro, ai piedi del ponte dell'Accademia, uno dei pochi ponti che scavalcano il Canal Grande; la fermata del vaporetto Accademia serve direttamente il museo. Si tratta di un museo statale italiano. Orari, tariffe, giorni di chiusura, condizioni di prenotazione e informazioni sull'eventuale esposizione dell'Uomo vitruviano variano e vanno verificati prima della visita: fare riferimento al sito ufficiale del museo e ai canali ufficiali del Ministero della Cultura italiano. La visita completa richiede tempo; poiché l'allestimento viene regolarmente riorganizzato, la collocazione delle opere può differire da quanto qui descritto.
Quiz
- In quale antico edificio hanno sede le Gallerie dell'Accademia?
- a) L'antica Scuola Grande di Santa Maria della Carità
- b) Il Palazzo Ducale
- c) La Basilica di San Marco
- Perché Veronese ribattezzò la sua grande tela Convito in casa di Levi?
- a) Per onorare un committente di nome Levi
- b) In seguito a una convocazione davanti all'Inquisizione, anziché ridipingere la scena
- c) Perché il dipinto era incompiuto
- Quale architetto del Rinascimento è associato a una facciata incompiuta del complesso della Carità?
- a) Andrea Palladio
- b) Jacopo Sansovino
- c) Baldassare Longhena

