HitsMap

Musei del Rinascimento

I Musei San Domenico di Forlì (Melozzo e Palmezzano)

Forlì

I Musei San Domenico di Forlì (Melozzo e Palmezzano)
Nicola Quirico · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons

Vi sono città il cui nome si confonde con quello di un pittore. Forlì è una di queste: capitale della bassa Romagna, adagiata tra la via Emilia e le prime colline dell'Appennino, ha dato i natali a Melozzo da Forlì (c. 1438-1494), uno dei grandi illusionisti del Quattrocento, colui di cui Vasari ricorderà la scienza degli scorci e la vertigine delle figure viste di sotto in sù. È anche la città di Marco Palmezzano, suo continuatore romagnolo, la cui opera paziente popola ancora le chiese e i gabinetti della regione. Oggi l'antico convento domenicano di San Domenico, restaurato e trasformato in polo museale, riunisce questo filo: i Musei San Domenico e la Pinacoteca civica vi conservano la memoria di una scuola, le sue pale d'altare, i suoi frammenti e le sue attribuzioni prudenti, in un dialogo in cui il Rinascimento romagnolo si lascia finalmente leggere per sé stesso.

Forlì, città di Melozzo

Forlì non è mai stata Firenze, né Venezia, né Roma; ma allo snodo del XV secolo fu un focolaio artistico denso, protetto dai signori Ordelaffi e poi dai Riario. È questo terreno ad aver formato Melozzo, prima che la sua carriera lo trascinasse verso i grandi cantieri pontifici. La città ha a lungo coltivato questa memoria di un figlio illustre partito a brillare altrove — un paradosso frequente nell'Italia delle corti, dove il talento locale diventava presto un valore d'esportazione. Si ricorderà con prudenza che gli archivi del Quattrocento romagnolo restano lacunosi: la biografia precisa di Melozzo, le sue date di formazione, i suoi presunti maestri (si è evocato un contatto con Piero della Francesca e con l'ambiente padovano) appartengono in parte all'ipotesi e vanno detti al condizionale.

Melozzo da Forlì, maestro dello scorcio (i suoi capolavori sono altrove)

Bisogna dirlo subito, senza giri di parole: l'essenziale dell'opera di Melozzo non si trova a Forlì. Le sue realizzazioni più celebri sono disperse negli alti luoghi dell'arte italiana. A Roma, l'affresco di Sisto IV nomina il Platina prefetto della Vaticana (oggi alla Pinacoteca vaticana) testimonierebbe la sua padronanza della prospettiva architettonica; soprattutto, gli angeli musicanti e le teste di apostoli, frammenti staccati della cupola scomparsa dell'abside dei Santi Apostoli, figurano tra le immagini più riprodotte del Quattrocento — queste figure celesti viste in controcampo, che suonano il liuto e la viola, hanno fissato un'idea duratura della grazia rinascimentale. A Loreto, la sacrestia di San Marco conserverebbe un ciclo di profeti e angeli attribuito alla sua mano, esempio compiuto del suo illusionismo di cupola. Melozzo passa così per uno dei primi ad aver sistematizzato il sotto in sù, quella visione dal basso che prepara i grandi soffitti barocchi. A Forlì stessa si custodirà dunque soprattutto la memoria del maestro: alcune opere attribuite, dei frammenti, dei pezzi della sua cerchia e della sua bottega, piuttosto che le tappe maggiori del suo percorso romano.

Marco Palmezzano e la scuola romagnola

Se Melozzo è la gloria lontana, Marco Palmezzano (c. 1459-1539) è la presenza concreta. Formatosi, si dice, sulla scia di Melozzo — di cui sarebbe stato il collaboratore —, questo forlivese ha condotto una lunga carriera al servizio delle chiese di Romagna, producendo pale d'altare, Madonne col Bambino e scene di devozione dalla fattura curata, dai colori fermi, dai paesaggi nitidi. La sua arte, più conservatrice che innovatrice, prolunga nel primo Cinquecento le acquisizioni del Quattrocento pur aprendosi alle influenze veneziane e umbro-romane del suo tempo. È attorno a lui, e a figure come Melozzo, che si lascia circoscrivere ciò che si chiama la scuola romagnola: un'arte regionale, devozionale, tenuta ai margini dei grandi focolai ma nutrita da essi, di cui Forlì diventa naturalmente il conservatorio. Le collezioni civiche riunirebbero diverse opere di Palmezzano, il che ne fa uno dei luoghi privilegiati per studiarlo — con riserva, come sempre, delle rotazioni e degli allestimenti, suscettibili di variare.

I Musei San Domenico

Il luogo stesso merita lo sguardo. San Domenico è un antico complesso conventuale domenicano, i cui spazi — chiesa, chiostri, sale capitolari — sono stati riabilitati per accogliere un vasto polo museale e la Pinacoteca civica. L'installazione di un museo in un convento medievale non è cosa da poco: inscrive i dipinti rinascimentali in un'architettura di raccoglimento, sotto volte che furono quelle della predicazione domenicana. Vi si presentano, secondo i periodi, le collezioni permanenti della città e grandi mostre temporanee che hanno fatto la reputazione recente di Forlì. Tra i fondi, la scultura neoclassica di Canova, l'Hebe, è un pezzo celebre — ma appartiene al XIX secolo e va scartata dal nostro discorso rinascimentale. Allo stesso modo, il museo conserva opere barocche e moderne che occorre distinguere nettamente dal nucleo quattrocentesco.

Distinzioni: ciò che appartiene al Rinascimento, e ciò che non vi appartiene

La prudenza è qui la miglior alleata del visitatore colto. Tre separazioni s'impongono. Anzitutto, Melozzo stesso: i suoi capolavori sono a Roma e a Loreto; Forlì ne custodisce la memoria e opere attribuite o del suo entourage — diffidiamo delle attribuzioni troppo sicure. Poi, la frontiera cronologica: il fondo mescola Rinascimento romagnolo (Palmezzano, cerchia di Melozzo), pezzi barocchi e creazioni moderne o contemporanee; solo il primo insieme ci occupa. Infine, le grandi mostre temporanee, che hanno potuto riunire a Forlì opere prestigiose venute d'altrove — Beato Angelico, Piero, e molti altri — non vanno confuse con le collezioni permanenti: ciò che brilla un'estate può essere ripartito con l'arrivo dell'autunno.

Portata

I Musei San Domenico non sono un museo di passaggio. Assolvono una funzione rara: conservare, nella sua città natale, la memoria di un maestro il cui genio si è dispiegato lontano, e dare a vedere tutta una scuola regionale troppo spesso eclissata dalle capitali. Comprendere Melozzo e Palmezzano a Forlì significa cogliere come il Rinascimento italiano sia stato anche una questione di province feconde, di corti modeste e di continuità pazienti — un versante discreto, ma essenziale, del Quattrocento.

Cosa vedere assolutamente

  • Le opere e i frammenti attribuiti a Melozzo o alla sua cerchia, da avvicinare per l'idea dello scorcio e della luce (attribuzioni da verificare sul posto).
  • Le pale d'altare e le Madonne di Marco Palmezzano, cuore della collezione rinascimentale romagnola.
  • L'architettura stessa del convento domenicano di San Domenico: chiostri, volte, sale riabilitate.
  • La Pinacoteca civica e il suo percorso, per collocare la scuola romagnola nel suo contesto.
  • Gli accostamenti con la pittura umbro-romana e veneziana che hanno nutrito Palmezzano.
  • Senza dimenticare, a titolo di contrasto dichiarato, l'Hebe di Canova (XIX sec.) — fuori tema Rinascimento, ma pezzo emblematico del luogo.

Informazioni pratiche

I Musei San Domenico si trovano nel centro di Forlì, agevolmente raggiungibili a piedi dalla stazione e dal cuore storico. Il complesso accoglie collezioni permanenti e mostre temporanee; l'allestimento, le sale aperte e le opere esposte sono suscettibili di variare secondo le manifestazioni in corso. Volutamente non menzioniamo né orari né tariffe, che cambiano: conviene verificarli presso il museo o l'ufficio del turismo prima della visita. Prevedere del tempo per distinguere, nel percorso, ciò che appartiene al Rinascimento da ciò che appartiene ai fondi barocchi e moderni.

Quiz

Di quale pittore del Quattrocento Forlì è la città natale ? Melozzo da Forlì, maestro dello scorcio e dell'illusionismo.

Dove si trovano i capolavori più celebri di Melozzo (angeli musicanti, affresco di Sisto IV) ? A Roma e a Loreto, non a Forlì — che ne custodisce soprattutto la memoria.

Quale pittore romagnolo, continuatore di Melozzo, è ben rappresentato nelle collezioni di Forlì ? Marco Palmezzano.

Altro a Forlì