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Musei del Rinascimento

Il Museo di Capodimonte a Napoli

Napoli

Il Museo di Capodimonte a Napoli
Mentnafunangann · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons

Arroccato sulla collina di Capodimonte, a nord di Napoli, questo museo è considerato una delle pinacoteche più ricche d'Italia. La sua fama non nasce anzitutto dall'edificio — una reggia borbonica del Settecento — ma da ciò che conserva: il nucleo farnesiano, un insieme di capolavori riuniti nel Rinascimento da una delle famiglie più potenti della penisola. In poche sale si attraversa l'intero secolo d'oro della pittura italiana, dalla rivoluzione di Masaccio alla maturità di Tiziano.

La collezione Farnese: dai principi della Chiesa ai re di Napoli

La collezione deve la propria esistenza all'ascesa dei Farnese. Elevati al primo rango dall'elezione di Alessandro Farnese al soglio pontificio con il nome di Paolo III (1534), essi costituirono a Roma e a Parma un insieme di opere d'arte di eccezionale ampiezza. Il cardinale Alessandro Farnese il Giovane, nipote del papa e grande mecenate, vi ebbe un ruolo decisivo, commissionando e acquistando direttamente dai massimi artisti.

Questo tesoro passò ai Borbone per le vicende dinastiche: Elisabetta Farnese, ultima erede della casata, sposò Filippo V di Spagna. Il loro figlio, Carlo di Borbone — futuro Carlo III di Spagna — divenne re di Napoli nel 1734 e fece trasferire l'eredità farnesiana da Parma e da Roma nella sua nuova capitale. La collezione rinascimentale e lo scrigno napoletano che la accoglie hanno dunque origini distinte: è questo spostamento settecentesco a spiegare la presenza, a Napoli, di opere nate a Firenze, Venezia, Mantova o Parma.

I primitivi e il Quattrocento: Masaccio, Bellini, Mantegna, Botticelli

Il percorso rinascimentale si apre con un'opera fondativa: la Crocifissione di Masaccio, cuspide del celebre polittico eseguito per la chiesa del Carmine di Pisa (1426), oggi disperso tra vari musei. In questa piccola tavola a fondo oro Masaccio impone già la sua rivoluzione: un Cristo massiccio, una Vergine e un san Giovanni resi come volumi, e una Maddalena vista di spalle, con le braccia levate, il cui manto rosso concentra tutto il dolore della scena. È una delle tappe fondamentali della nascita della pittura moderna.

Da Venezia proviene la Trasfigurazione di Giovanni Bellini (1478-1480 circa), vertice del pittore: il Cristo e i profeti si stagliano su un paesaggio di colline immerso in una luce mattutina, dove il sacro si incarna nella natura. La sala veneta e lombarda riunisce inoltre Andrea Mantegna — di cui si ricorda un folgorante Ritratto del cardinale Francesco Gonzaga e composizioni religiose di rigore archeologico — insieme a opere attribuite all'ambito padovano.

Sandro Botticelli è presente con una Madonna col Bambino in cui si riconosce la grazia lineare fiorentina. A questi nomi si aggiungono maestri del Nord e dell'Italia settentrionale che testimoniano l'ampiezza del gusto farnesiano, aperto ben oltre la sola Toscana.

Il Cinquecento: Raffaello, Tiziano, il Parmigianino, il Correggio, Sebastiano del Piombo

Il cuore della collezione batte nel Cinquecento. Raffaello vi è rappresentato da fogli e da un cartone preparatorio legati ai suoi grandi cantieri romani, oltre che da un ritratto di cardinale riferito alla sua cerchia — preziose testimonianze della bottega e del disegno dell'Urbinate. Il fondo grafico di Capodimonte, spesso meno noto, è tra i più importanti d'Italia.

Ma è Tiziano a dominare queste sale. Il Ritratto di Paolo III e i nipoti (1545-1546), dipinto durante il soggiorno romano del maestro, è un capolavoro di psicologia politica: il vecchio papa diffidente, rannicchiato nel suo seggio, e i due nipoti Farnese — Alessandro in piedi, Ottavio piegato in un inchino ambiguo. Accanto, la Danae (1544-1545 circa), commissionata dal cardinale Alessandro, illustra l'invenzione tizianesca della «poesia» mitologica, dove la carne e l'oro della pioggia divina diventano pura pittura. Altri ritratti di Paolo III completano questa galleria farnesiana.

Il Parmigianino offre due pezzi celebri: l'enigmatica Antea (1531-1535 circa), ritratto di giovane donna la cui identità resta discussa, di un'eleganza manierista indimenticabile ; e uno Sposalizio mistico di santa Caterina in cui si dispiega la grazia allungata che ne fece la fama. Il suo maestro spirituale, il Correggio, è presente in particolare con la Zingarella (Madonna detta «la zingarella») e altre composizioni dalla dolcezza atmosferica caratteristica di Parma.

La sala riunisce inoltre Sebastiano del Piombo — autore di ritratti monumentali, tra cui l'effigie di un papa mediceo —, Lorenzo Lotto e le sue figure di un'intensità inquieta, e, venuto dalle Fiandre, Pieter Bruegel il Vecchio, di cui Capodimonte conserva due celebri dipinti del 1568: Il Misantropo e La parabola dei ciechi («i Ciechi»), meditazione tagliente sulla cecità umana.

Lo scrigno palaziale borbonico e l'oltre barocco

L'edificio stesso appartiene a un'altra epoca: la reggia di Capodimonte fu avviata a partire dal 1738 per volere di Carlo di Borbone, dapprima come residenza reale e padiglione di caccia dominante la città e il golfo. Vasto edificio classico circondato da un grande parco, costituisce uno scrigno posteriore alla collezione che ospita. La galleria rinascimentale vi convive con insiemi di epoche diverse, tra cui un importante fondo barocco.

A questo proposito, occorre segnalare come post-rinascimentali le tele del Caravaggio. La Flagellazione di Cristo (1607 circa), dipinta a Napoli per la chiesa di San Domenico Maggiore e oggi conservata al museo, è uno dei vertici del naturalismo tenebroso: tre aguzzini, un Cristo luminoso, uno sfondo di notte assoluta. La si distingue dall'altro grande Caravaggio napoletano, le Sette opere di Misericordia, che non si trova a Capodimonte ma resta in situ al Pio Monte della Misericordia, nel centro storico — altro capolavoro barocco da non confondere con la collezione rinascimentale. Queste opere segnano una rottura radicale con l'ideale del Cinquecento e annunciano l'ingresso in un altro mondo artistico.

Portata

Capodimonte offre un'esperienza rara: percorrere, in un solo luogo e grazie a un'unica eredità familiare, quasi l'intero arco del Rinascimento italiano — dalla gravità di Masaccio alla sensualità di Tiziano, passando per la stranezza del Parmigianino. La collezione Farnese vi fa dialogare Firenze, Venezia, Mantova, Parma e le Fiandre, offrendo un panorama che pochi musei al mondo possono eguagliare al di fuori degli Uffizi o del Louvre.

Cosa vedere assolutamente

  • La Crocifissione di Masaccio, tavola del polittico di Pisa (1426), con la sua Maddalena vista di spalle.
  • La Trasfigurazione di Giovanni Bellini, il sacro fuso in un paesaggio luminoso.
  • Il Ritratto di Paolo III e i nipoti di Tiziano, vertice del ritratto politico.
  • La Danae di Tiziano, «poesia» mitologica commissionata dai Farnese.
  • L'Antea del Parmigianino, ritratto manierista di un'eleganza enigmatica.
  • I due Bruegel il Vecchio (Il Misantropo, La parabola dei ciechi) e — da segnalare come barocca — la Flagellazione del Caravaggio.

Informazioni pratiche

Il museo occupa la reggia di Capodimonte, sulle alture a nord del centro di Napoli, all'interno di un vasto parco storico. È servito dai trasporti urbani dal centro città; l'accesso a piedi dai quartieri bassi comporta una salita sensibile. Data l'ampiezza della collezione, è consigliabile individuare in anticipo le sale rinascimentali (fondo Farnese) se il tempo è limitato. Gli orari, le tariffe ed eventuali giorni di chiusura, così come le condizioni di prenotazione, sono soggetti a variazioni: conviene verificarli presso i canali ufficiali del museo prima della visita. Alcune sale od opere possono essere temporaneamente chiuse o prestate a mostre.

Quiz

1. A quale famiglia risale il nucleo della collezione di pittura di Capodimonte?

  • I Medici
  • I Farnese
  • I Gonzaga

2. Da quale grande polittico proviene la Crocifissione di Masaccio conservata a Napoli?

  • Il polittico di Pisa
  • La pala di San Zeno
  • Il polittico di Perugia

3. Quale pittore ha realizzato il Ritratto di Paolo III e i nipoti?

  • Raffaello
  • Il Parmigianino
  • Tiziano

Opere

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