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Musei del Rinascimento

Il Museo Regionale (MuMe) di Messina

Messina

Il Museo Regionale (MuMe) di Messina
Derbrauni · CC BY 4.0 — Wikimedia Commons

Sulla riva dello stretto che separa la Sicilia dalla Calabria, il Museo Regionale di Messina — oggi abbreviato in MuMe — raccoglie ciò che è sopravvissuto del patrimonio artistico di una città più volte annientata, dai terremoti come dalle guerre. Il suo pezzo più prezioso porta un nome: Antonello da Messina, il più grande pittore siciliano del Quattrocento, figlio di questa città in cui nacque intorno al 1430. Il museo custodisce il suo Polittico di San Gregorio, datato e firmato nel 1473, opera in cui si intreccia l'incontro tra la luce fiamminga e la costruzione spaziale italiana di cui Antonello fu uno dei più raffinati intermediari. Attorno a questo gioiello prende forma l'idea che Messina, lungi dall'essere una semplice tappa, fu nel Quattrocento un autentico focolaio di pittura, aperto dal Mediterraneo agli scambi con Napoli, Venezia e il Nord.

Messina, patria di Antonello

Antonello da Messina resta, per la storia dell'arte, colui che avrebbe introdotto o quantomeno acclimatato in Italia la padronanza della pittura a olio proveniente dalle Fiandre. Formatosi secondo la tradizione nell'orbita napoletana, dove affluivano tavole e modelli nordici, avrebbe saputo fondere la minuzia fiamminga — la resa delle materie, la luce che scivola sulle superfici — con il senso italiano del volume e della geometria. Il suo soggiorno a Venezia, verso la metà degli anni Settanta del Quattrocento, lasciò un'impronta duratura sulla pittura veneziana. Ma è a Messina che nasce, che lavora a intervalli e che muore intorno al 1479, lasciandovi una bottega e una discendenza di pittori. Che la sua città conservi oggi una delle sue grandi pale d'altare ha quasi del miracoloso, tanto la storia di Messina fu segnata da distruzioni: il museo è tanto un conservatorio quanto un memoriale.

Il Polittico di San Gregorio (1473)

Il Polittico di San Gregorio proviene in origine dal monastero benedettino di San Gregorio, a Messina — non è dunque nato tra le mura del museo, dove è stato raccolto dopo le prove subite dal luogo. L'opera è firmata e datata 1473, precisione rara che ne fa un punto fermo sicuro nella carriera di Antonello. Si organizza attorno a una Madonna col Bambino in trono, incorniciata da figure di santi — la tradizione vi riconosce in particolare san Gregorio e san Benedetto, in accordo con la destinazione benedettina della pala —, con l'insieme sormontato e completato da elementi che strutturavano il polittico alla maniera di un grande complesso d'altare. Vi si ammira quella sintesi propria di Antonello: la dolcezza dei volti e la precisione delle stoffe ereditate dal Nord, sostenute da un'architettura pittorica chiara e da un trono trattato come un volume nello spazio.

Lo stato attuale dell'opera porta la memoria di una catastrofe: il terribile terremoto del 1908, che rase al suolo Messina, danneggiò gravemente la pala. Il polittico ci è così giunto in una condizione frammentaria, restaurato e rimontato, con alcune parti lacunose o mutilate. Questa fragilità fa parte della sua storia e invita a guardarlo anche come un superstite, in cui ogni zona preservata testimonia la mano di Antonello.

Antonello, la scultura e il primo Cinquecento

Al di là del polittico, il percorso rinascimentale del museo si fonda sul contesto artistico della Sicilia del Quattrocento e del Cinquecento, dove circolavano le grandi botteghe di scultori. Il nome di Francesco Laurana, scultore di origine dalmata attivo in Sicilia e a Napoli, è legato a quel periodo in cui il ritratto scolpito e la statuaria mariana adottavano una purezza tutta rinascimentale; quello di Antonello Gagini e della dinastia dei Gagini domina invece la scultura marmorea siciliana del primo Cinquecento, con le sue Madonne e i suoi complessi d'altare diffusi in tutta l'isola. La presenza effettiva e l'attribuzione precisa di tali pezzi al MuMe andrebbero verificate sala per sala, ma ricordano che il Rinascimento siciliano fu tanto questione di scalpello quanto di pennello, e che Messina si inseriva pienamente in queste reti.

Il Caravaggio e la messa a punto barocca

Il museo conserva inoltre due grandi tele del Caravaggio (Michelangelo Merisi), eseguite durante il suo soggiorno messinese del 1608-1609: la Resurrezione di Lazzaro e l'Adorazione dei pastori. Questi capolavori appartengono al barocco nascente e sono posteriori di un lungo secolo rispetto ad Antonello: si collocano dunque al di fuori del versante rinascimentale di questa scheda. Li si segnala perché costituiscono, a giusto titolo, la celebrità del MuMe e perché prolungano l'idea di una Messina terra di grande pittura; ma il loro tenebrismo drammatico, i fondi neri e la luce tagliente appartengono a un'estetica radicalmente diversa dalla chiarezza quattrocentesca del polittico. Confrontare in uno stesso museo il 1473 di Antonello e il 1609 del Caravaggio significa misurare con un solo sguardo il passaggio da un mondo all'altro.

Portata

Il MuMe conta per il Rinascimento perché conserva, nella città stessa che lo vide nascere, un'opera datata e firmata dal pittore siciliano più importante del Quattrocento. Il Polittico di San Gregorio non è soltanto una bella pala d'altare: è un documento sul modo in cui la lezione fiamminga irrigò l'Italia attraverso le vie mediterranee, e sul ruolo di Messina come crocevia. Che questa testimonianza abbia attraversato il cataclisma del 1908 aggiunge al suo valore una dimensione di sopravvivenza: il museo siciliano conserva meno un insieme intatto che una memoria ricostituita, in cui ogni opera superstite pesa di un peso singolare.

Cosa vedere assolutamente

  • Il Polittico di San Gregorio di Antonello da Messina (1473), pezzo principale — proveniente dal monastero di San Gregorio, oggi al museo, in stato frammentario dopo il terremoto del 1908.
  • La Madonna col Bambino in trono al centro del polittico, dove si legge la sintesi fiamminga/italiana propria di Antonello.
  • Le figure di santi che incorniciano il trono (tradizione benedettina: Gregorio, Benedetto), da osservare per la resa delle stoffe e dei volti.
  • Le tracce del rimontaggio e le lacune della pala, da leggere come la memoria del terremoto del 1908.
  • L'eventuale sezione di scultura rinascimentale siciliana (cerchia di Laurana, botteghe dei Gagini) — presenza e attribuzione da verificare in sala.
  • In contrappunto, e fuori dal Rinascimento: le due tele del Caravaggio del 1608-1609 (Resurrezione di Lazzaro, Adorazione dei pastori), da visitare come un capitolo barocco distinto.

Informazioni pratiche

Il museo si trova a Messina, in Sicilia, e dipende dall'amministrazione della Regione Siciliana in materia di beni culturali. Le sue collezioni riuniscono pittura e scultura dal Medioevo al barocco, con il nucleo rinascimentale organizzato attorno ad Antonello. Gli orari di apertura, i giorni di chiusura e le tariffe sono soggetti a variazioni secondo le stagioni e l'organizzazione regionale: conviene verificarli presso le fonti ufficiali prima di ogni visita. Non viene qui avanzato alcun dato numerico per non indurre in errore.

Quiz

1. In quale città è nato Antonello da Messina, autore del polittico conservato al MuMe?

  • Palermo
  • Messina
  • Siracusa

2. Il Polittico di San Gregorio di Antonello è datato:

  • 1473
  • 1608
  • 1520

3. Le due tele del Caravaggio conservate al museo appartengono:

  • alla stessa generazione di Antonello
  • al Rinascimento fiorentino
  • al barocco nascente, verso il 1608-1609, ben dopo il Rinascimento

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