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Musei del Rinascimento

Cenacolo di Sant'Apollonia: l'Ultima Cena folgorante di Andrea del Castagno

Firenze

Cenacolo di Sant'Apollonia: l'Ultima Cena folgorante di Andrea del Castagno
Andrea del Castagno · CC BY-SA 3.0 — Wikimedia Commons

Esistono a Firenze capolavori che la città ha tenuto a lungo per sé sola. Il Cenacolo di Sant'Apollonia è uno di questi: celato per secoli dietro le mura di un convento di monache, questo vasto refettorio ospita una delle Ultime Cene più potenti di tutto il Rinascimento fiorentino, dipinta ad affresco da Andrea del Castagno intorno al 1445-1450. Lontano dalla folla che si accalca agli Uffizi, questo piccolo museo statale regala uno degli incontri più intensi che si possano vivere con il Quattrocento: tredici figure monumentali, uno spazio di marmi finti di un'intensità quasi allucinata e un Giuda relegato in disparte, dalla nostra parte della tavola.

Il « cenacolo », un genere tutto fiorentino

Prima di guardare l'opera, occorre capire il luogo. In italiano la parola cenacolo indica al tempo stesso l'Ultima Cena (l'ultimo pasto di Cristo con gli apostoli) e, per estensione, il refettorio monastico dove quella scena veniva dipinta. La logica è limpida: quale soggetto migliore per ornare la parete di una sala da pranzo conventuale del più celebre convito della storia cristiana? Prendendo posto a tavola, monaci o monache si ritrovavano così simbolicamente invitati alla mensa di Cristo, chiamati a mangiare « alla presenza » del sacro.

Firenze fece di questo programma una vera e propria specialità, al punto che oggi si parla di un itinerario dei cenacoli fiorentini. Fra i più celebri figurano l'Ultima Cena di Domenico Ghirlandaio a Ognissanti e quella, affine, del convento di San Marco, oltre alla magistrale Cena di Andrea del Sarto nel convento di San Salvi, vertice della maturità rinascimentale. Ogni generazione di artisti si misurò con questo tema, dialogando con le soluzioni dei predecessori. In questa genealogia la Cena di Castagno occupa un posto fondativo: è una delle prime grandi Ultime Cene monumentali del Rinascimento, anteriore di diversi decenni a quella, ben più nota, che Leonardo da Vinci dipingerà a Milano.

L'Ultima Cena di Andrea del Castagno

Andrea del Castagno (1419-1457 ca.) fu uno dei pittori più originali e più aspri della sua generazione. Nutrito dalla rivoluzione di Masaccio e dalla scultura di Donatello, coltiva un disegno duro, una plasticità quasi metallica, figure scolpite come nella pietra. La sua Cena di Sant'Apollonia ne è il manifesto.

L'affresco occupa tutta la parete di fondo dell'antico refettorio. Il pittore vi dispiega una prospettiva rigorosa, erede delle ricerche di Brunelleschi e di Alberti, che scava uno spazio scenico chiuso e coerente: una sorta di loggia o di camera di cui si legge ogni spigolo. La decorazione è sontuosa. Castagno riveste il fondo di pannelli di marmo finto, dalle venature vorticose, di cui sfrutta i motivi con un'audacia espressiva impressionante. Si nota in particolare, all'altezza delle figure centrali, un pannello dal disegno agitato, quasi elettrico, che sembra concentrare tutta la tensione drammatica della scena attorno a Cristo e a Giuda.

Gli apostoli, monumentali, siedono dietro una lunga tavola coperta da una tovaglia bianca. Le loro sagome spigolose, i panneggi taglienti, i volti gravi conferiscono all'insieme una solennità minerale. Castagno individua ogni temperamento, ogni atteggiamento, in una gamma di espressioni trattenute ma intense.

Il tratto di genio sta nella collocazione di Giuda. Mentre la tradizione raggruppa i dodici apostoli attorno a Cristo, Castagno isola il traditore: Giuda siede da solo, da questa parte della tavola, di fronte agli altri, tagliato fuori dal gruppo dalla tovaglia e dalla composizione stessa. Questo isolamento visivo dice tutto del suo tradimento, senza bisogno di alcun gesto marcato.

Bisogna infine alzare lo sguardo. Sopra la Cena, nella parte alta della parete, Castagno ha dipinto scene della Passione: una Crocifissione, una Deposizione e una Resurrezione. Questo coronamento narrativo iscrive il pasto nel suo senso teologico: l'Ultima Cena annuncia il sacrificio, e il sacrificio apre alla vittoria sulla morte. L'insieme forma così un programma unitario, in cui l'intero refettorio diventa uno spazio di meditazione.

Un'opera a lungo nascosta, poi riscoperta

Se questo affresco maggiore è rimasto così a lungo sconosciuto, lo si deve al luogo che lo custodiva. Il refettorio dipendeva dal convento benedettino femminile di Sant'Apollonia, una comunità di monache soggette alla clausura. E la clausura vietava agli estranei, e a maggior ragione al pubblico, l'accesso agli spazi conventuali. Per secoli l'opera rimase dunque praticamente invisibile: nota a poche religiose, ma assente dalla circolazione artistica e dalla memoria degli appassionati.

Fu nell'Ottocento (aVerifier : data precisa), grazie ai rivolgimenti che investirono le istituzioni religiose e alla riscoperta erudita del primo Rinascimento, che l'affresco venne riportato alla luce e attribuito ad Andrea del Castagno. La riscoperta fece scalpore: rivelava di colpo un intero versante dell'opera di un maestro di cui si conservavano poche creazioni, e ne confermava la statura di grande innovatore del Quattrocento.

L'antico refettorio è oggi un piccolo museo statale. Oltre alla Cena e alle scene della Passione in situ, raccoglie altre opere e frammenti di Castagno, il che ne fa un luogo privilegiato per conoscere questo artista raro. I visitatori vi trovano spesso un silenzio e un'intimità che i grandi musei fiorentini non consentono più. Vi si conserverebbero inoltre elementi preparatori legati agli affreschi (aVerifier : presenza e stato delle sinopie).

Cosa vedere assolutamente

  • Il Giuda isolato, seduto da solo dalla nostra parte della tavola: l'invenzione compositiva che da sola riassume il dramma del tradimento.
  • I pannelli di marmo finto del fondo, in particolare il motivo agitato e vorticoso che erompe dietro Cristo, come un lampo pietrificato nella pietra.
  • La prospettiva e l'architettura dipinta, che scavano uno spazio scenico di coerenza notevole per la metà del Quattrocento.
  • Le scene della Passione dipinte in alto (Crocifissione, Deposizione, Resurrezione): non lasciare la sala senza aver alzato lo sguardo.
  • La monumentalità degli apostoli, dai panneggi taglienti e dai volti gravi, firma dello stile aspro e scultoreo di Castagno.

Informazioni pratiche

Il Cenacolo di Sant'Apollonia si trova a Firenze, poco lontano da piazza San Marco, nel quartiere universitario, defilato rispetto ai grandi flussi turistici. È un museo statale, in genere ad accesso libero o a tariffa contenuta, ma con giorni e orari di apertura limitati e soggetti a variazioni (aVerifier : orari, giorni di chiusura e modalità di accesso in vigore). Si consiglia vivamente di verificare queste informazioni presso le fonti ufficiali prima della visita. La sala unica si percorre in una trentina di minuti, idealmente da abbinare al vicinissimo Museo di San Marco per una mattinata dedicata al primo Rinascimento fiorentino.

Quiz

  1. Da quale parte della tavola Andrea del Castagno ha collocato Giuda nella sua Ultima Cena? Da solo, da questa parte della tavola, di fronte agli altri apostoli.
  2. A quale tipo di istituzione apparteneva in origine questo refettorio, ragione per cui l'affresco rimase a lungo nascosto? A un convento benedettino femminile soggetto alla clausura.
  3. Che cosa indica la parola italiana cenacolo? Al tempo stesso l'Ultima Cena e il refettorio monastico in cui viene dipinta.

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