Ci sono musei in cui si entra per un'opera, e una soltanto. La Galleria dell'Accademia è tra questi: in fondo a un corridoio, ritto sotto una cupola di luce, il David di Michelangelo aspetta. Oltre cinque metri di marmo bianco, uno sguardo che pare guardare oltre di noi, e la sensazione tenace di assistere al momento esatto in cui il Rinascimento ha toccato il suo vertice.
Una collezione nata per l'insegnamento
La Galleria dell'Accademia nasce nel 1784 per volontà del granduca Pietro Leopoldo di Lorena. L'intento non è, all'inizio, quello di creare un museo nel senso moderno del termine, ma di dotare l'Accademia di Belle Arti di Firenze — una delle più antiche istituzioni artistiche d'Europa — di una raccolta di studio. I giovani pittori e scultori vi si recano per copiare i maestri, educare l'occhio, comprendere la composizione e il gesto. È questa vocazione didattica a spiegare la natura stessa del fondo: non tanto la quadreria di un principe, quanto un corpus radunato per trasmettere un mestiere.
Con il passare dei decenni, e soprattutto in seguito alla soppressione di conventi e alla ridistribuzione di opere sacre, le sale si arricchiscono di pale d'altare, di tavole a fondo oro e di dipinti fiorentini. Ma il destino della galleria muta davvero nell'Ottocento, quando si decide di accogliervi la scultura che le darà fama mondiale.
Il David, dal Duomo alla Tribuna
La storia del David comincia, in realtà, lontano dall'Accademia. Tra il 1501 e il 1504 un Michelangelo ancora giovane — sul finire dei vent'anni — affronta un colossale blocco di marmo di Carrara che altri scultori avevano giudicato inservibile. La commissione era legata alla cattedrale: la statua doveva in origine coronare un contrafforte del Duomo, collocata in alto. Ma quando l'opera si rivela, la sua potenza è tale che una commissione di artisti — nella quale figuravano Botticelli e Leonardo da Vinci — decide di porla assai più vicino al popolo: davanti a Palazzo Vecchio, in Piazza della Signoria, dove viene innalzata nel 1504. Il David diventa subito un simbolo civico della Repubblica fiorentina, immagine del debole che abbatte il forte con l'intelligenza e il coraggio.
La statua rimarrà quasi quattro secoli all'aperto, esposta alle intemperie, ai piccioni e agli incidenti. Nel 1873, per preservarla, la si trasferisce alla Galleria dell'Accademia; una copia prende il suo posto in Piazza della Signoria, dove ancora oggi la si può ammirare. Per accoglierla degnamente, l'architetto Emilio De Fabris progetta una sala su misura, la Tribuna del David, inaugurata nel 1882: un'abside neorinascimentale coronata da un lucernario che avvolge il marmo in una luce zenitale. Questo allestimento, concepito come uno scrigno, resta uno dei più begli esempi di scenografia museale dell'Ottocento.
Davanti all'originale si coglie ciò che nessuna riproduzione riesce a restituire: la scala (quasi 5,17 metri), la tensione delle vene della mano, il lieve contrapposto trattenuto, quel volto insieme sereno e concentrato, colto nell'istante che precede lo scontro anziché in quello che segue la vittoria.
I Prigioni e il mistero del « non-finito »
Il corridoio che conduce al David riserva una seconda rivelazione, ancora più inquietante. Ai due lati si allineano i Prigioni, detti anche Schiavi: figure massicce che Michelangelo destinava al monumentale sepolcro di papa Giulio II, un progetto smisurato che lo ossessionò e lo tormentò per anni. Questi corpi sembrano lottare per emergere dalla pietra, per metà liberati e per metà ancora prigionieri del blocco grezzo.
Voluta o no, questa incompiutezza — il celebre non-finito — è divenuta un linguaggio a sé. Illustra alla perfezione l'idea che Michelangelo aveva della scultura: non aggiungere materia, ma liberare una forma già racchiusa nel marmo. Poco distante, il San Matteo, anch'esso incompiuto, prolunga questa meditazione sulla creazione e sul suo mancato compimento. Percorrere questo corridoio significa passare dall'idea alla sua realizzazione assoluta, dal gesto appena abbozzato al David perfetto.
Vi si trova anche una Pietà detta di Palestrina, a lungo attribuita a Michelangelo, ma la cui paternità è oggetto di dibattito tra gli studiosi: una cautela che conviene tenere presente.
Molto più di una sola statua
Ridurre l'Accademia al solo David sarebbe ingiusto. Le sale di pittura svolgono un panorama prezioso dell'arte fiorentina, dal tardo gotico al Quattrocento: tavole a fondo oro sfolgorante, pale d'altare, Madonne col Bambino, scene di devozione in cui l'oro e la tempera precedono l'invenzione della prospettiva moderna. Vi si segue, quasi fisicamente, la lenta metamorfosi che conduce dal Medioevo al Rinascimento.
Il museo ospita inoltre una bella gipsoteca e, sorpresa per molti visitatori, il Museo degli strumenti musicali: una collezione di strumenti antichi proveniente in particolare dalle raccolte medicee e lorenesi, con pezzi firmati da grandi liutai. Un modo per ricordare che Firenze fu anche una capitale della musica di corte.
Cosa vedere assolutamente
- Il David di Michelangelo (1501-1504), sotto la cupola luminosa della Tribuna
- I Prigioni / Schiavi incompiuti e il San Matteo, manifesti del non-finito
- La Pietà di Palestrina (attribuzione discussa), per la sua emozione grezza
- Le sale di pittura fiorentina a fondo oro, dal tardo gotico al Quattrocento
- Il Museo degli strumenti musicali, collezione medicea poco conosciuta
Un David, due fratelli di marmo in Europa
Il viaggiatore curioso ama cogliere i legami: il David che si incontra in Piazza della Signoria non è l'originale ma una copia in marmo collocata nel 1910; un'altra replica, questa volta in bronzo, veglia sulla città dal Piazzale Michelangelo. Altrove in Europa, i calchi hanno diffuso l'icona ben oltre Firenze — il più celebre è il grande gesso del Victoria and Albert Museum di Londra, pudicamente dotato di una foglia di fico amovibile per le visite reali dell'Ottocento. Prova che un capolavoro fiorentino può diventare, nel giro di poche generazioni, patrimonio condiviso del continente.
Informazioni pratiche
La Galleria dell'Accademia si trova in via Ricasoli, nel centro storico di Firenze, a pochi minuti a piedi dalla cattedrale di Santa Maria del Fiore e da piazza San Marco. Il quartiere si percorre agevolmente a piedi dalla stazione di Santa Maria Novella.
È uno dei musei più frequentati d'Italia: si consiglia vivamente di prenotare in anticipo una fascia oraria d'ingresso, soprattutto in primavera e in estate, per evitare code spesso lunghe. Verificate i giorni e gli orari di apertura, così come le tariffe, sul sito ufficiale prima della visita, poiché sono soggetti a variazioni.
Quiz
- Dove si ergeva il David di Michelangelo prima del suo trasferimento all'Accademia nel 1873 ? a) Nella cattedrale b) In Piazza della Signoria c) A Palazzo Pitti
- Come si definisce lo stile incompiuto caratteristico dei Prigioni di Michelangelo ? a) Sfumato b) Chiaroscuro c) Non-finito
- Chi fu all'origine della fondazione della galleria nel 1784 ? a) Il granduca Pietro Leopoldo di Lorena b) Lorenzo de' Medici c) Papa Giulio II

