Alle spalle della cattedrale di Firenze, un museo discreto conserva un tesoro che la città ha esposto per secoli all'aria aperta. Il Museo dell'Opera del Duomo raccoglie le sculture e le decorazioni originali dell'intero complesso della cattedrale — Santa Maria del Fiore, il Battistero e il Campanile di Giotto — rimosse dalle facciate e dai portali per sottrarle all'inquinamento e alle intemperie. Si entra qui per guardare da vicino, all'altezza dello sguardo, ciò che i fiorentini del Rinascimento potevano contemplare solo appollaiati sulle mura o accecati dal sole: i bronzi del Ghiberti, i marmi di Donatello, l'ultima Pietà di Michelangelo. È uno dei più grandi musei di scultura al mondo e, forse, quello legato in modo più intimo a un unico cantiere.
Il museo del cantiere della cattedrale
Il nome dice già tutto: l'Opera del Duomo è l'istituzione che, fin dal Medioevo, amministra la costruzione e la manutenzione della cattedrale. L'«Opera», nel senso di fabbrica, di bottega: la struttura che commissiona gli artisti, paga gli scalpellini, acquista il marmo di Carrara e veglia sull'edificio attraverso i secoli. Il museo nasce proprio dall'esigenza di questa istituzione di conservare le opere via via rimosse durante i restauri, e costituisce oggi la memoria materiale di uno dei cantieri più lunghi della storia dell'arte occidentale.
La sua grande forza è la coerenza: tutto ciò che vi si trova proviene dal medesimo insieme monumentale, a poche centinaia di metri di distanza. Si segue così l'evoluzione del gusto fiorentino, dal tardo gotico di Arnolfo di Cambio fino al manierismo nascente, passando per il primo classicismo del Rinascimento. Dopo una lunga campagna di lavori, il museo è stato interamente ripensato e riaperto nel 2015 in spazi ampliati, con un allestimento che restituisce le opere in un contesto vicino alla loro collocazione originaria.
Il culmine di questa ristrutturazione è la Sala del Paradiso, un vasto ambiente che ricostruisce in scala lo storico faccia a faccia tra il Battistero e l'antica facciata medievale della cattedrale. Vi si vede riedificata la parete della facciata primitiva disegnata da Arnolfo di Cambio, mai portata a termine e smantellata alla fine del Cinquecento, corredata delle sue statue originali; di fronte sono presentate le tre porte bronzee del Battistero. Questo allestimento fa rivivere un luogo scomparso e permette di comprendere il dialogo visivo che strutturava il cuore religioso di Firenze.
La Porta del Paradiso del Ghiberti; la Pietà di Michelangelo
Il pezzo più celebre del museo è la Porta del Paradiso di Lorenzo Ghiberti, la porta orientale del Battistero, i cui pannelli dorati narrano episodi dell'Antico Testamento. Il soprannome, legato a una tradizione che lo attribuisce a Michelangelo — il quale l'avrebbe giudicata degna di aprire il Paradiso — ha finito per soppiantare il nome originario. I pannelli originali, a lungo esposti sul Battistero, sono stati rimossi e sottoposti a un restauro esemplare, lungo e minuzioso, che ha restituito all'oro il suo splendore. Oggi sono presentati nel museo entro teche climatizzate, mentre una copia occupa il posto d'onore sul Battistero. Vedere questi rilievi in bronzo dorato da vicino è un'esperienza che toglie il fiato: il Ghiberti vi dispiega una padronanza della prospettiva, del rilievo modellato e della narrazione che annuncia pienamente il Rinascimento.
L'altro vertice del percorso è la Pietà detta Pietà Bandini(oPietà del Duomo) di Michelangelo, opera tarda e commovente. Il gruppo mostra il Cristo morto sorretto dalla Vergine, da Maria Maddalena e da un vecchio incappucciato identificato con Nicodemo. Secondo un'antica tradizione, questo Nicodemo sarebbe un autoritratto dell'artista ormai anziano: Michelangelo avrebbe scolpito la Pietà per la propria sepoltura. L'opera reca i segni di un dramma creativo: insoddisfatto, o ostacolato da un difetto del marmo, l'artista si sarebbe accanito contro la sua stessa statua, spezzandola in parte, tanto che il gruppo fu poi completato da un'altra mano. La gamba mancante del Cristo, la superficie qua e là incompiuta, la composizione avvolta in una spirale ascendente fanno di questa Pietà una delle meditazioni più laceranti del tardo Rinascimento sulla morte e sulla salvezza. (aVerifier : datazione precisa della Pietà Bandini; l'identificazione di Nicodemo come autoritratto appartiene alla tradizione.)
Donatello, le Cantorie, la cupola del Brunelleschi
Il museo è anche il grande santuario di Donatello. Vi si ammira la sua terribile Maddalena penitente, statua in legno policromo che raffigura la santa emaciata, coperta soltanto dai propri capelli, con il volto scavato dal digiuno e dalla preghiera: un capolavoro di espressività che rompe con ogni idea di bellezza ideale. Il museo conserva inoltre diverse statue scolpite da Donatello per il Campanile di Giotto, tra cui il celebre profeta soprannominato lo Zuccone («il pelato»), spesso identificato con Abacuc, di sconvolgente verità e forza interiore.
L'una di fronte all'altra sono presentate le due Cantorie, le tribune marmoree destinate ai cantori che ornavano l'interno della cattedrale: una di Donatello, l'altra di Luca della Robbia. Quella di Luca della Robbia dispiega un fregio di giovani musici e danzatori di grazia serena e misurata; quella di Donatello, più impetuosa, mostra una ridda di putti colti in un movimento sfrenato. Questo contrasto tra due temperamenti — l'ordine luminoso dell'uno, l'energia dionisiaca dell'altro — riassume da solo due vie della scultura fiorentina del Quattrocento.
Il percorso riserva infine uno spazio all'ingegneria e all'avventura della costruzione. Il museo espone modelli lignei, plastici, attrezzi e macchine legati all'edificazione della cupola di Filippo Brunelleschi, prodezza tecnica che corona la cattedrale senza armatura centrale. Si misura qui l'audacia dell'invenzione brunelleschiana: la doppia calotta di mattoni disposti «a spina di pesce», gli argani di sollevamento, gli studi che permisero di chiudere la più vasta cupola in muratura del suo tempo. Da non perdere anche l'altare d'argento del Battistero, oreficeria monumentale alla quale lavorarono più artisti nell'arco di quasi un secolo, testimonianza abbagliante della maestria degli orafi fiorentini.
Cosa vedere assolutamente
- I pannelli originali della Porta del Paradiso del Ghiberti, restaurati, nella Sala del Paradiso di fronte alla facciata ricostruita di Arnolfo.
- La Pietà Bandini di Michelangelo, con il Nicodemo considerato dalla tradizione un autoritratto.
- La Maddalena penitente di Donatello, statua lignea di rara intensità.
- Le due Cantorie affrontate di Donatello e Luca della Robbia, da confrontare fianco a fianco.
- Lo Zuccone (Abacuc) di Donatello e i modelli della cupola del Brunelleschi.
Informazioni pratiche
Il museo si trova immediatamente dietro l'abside della cattedrale, in Piazza del Duomo, a Firenze. Fa generalmente parte del biglietto cumulativo dell'Opera del Duomo, che dà accesso ai monumenti del complesso (cattedrale, cupola, Battistero, Campanile, cripta e museo); è consigliabile prenotare, soprattutto per la salita alla cupola. Per gli orari di apertura, le tariffe in vigore e le condizioni di prenotazione, consultare il sito ufficiale duomo.firenze.it prima della visita. (Orari e tariffe non indicati qui: da verificare sulla biglietteria ufficiale.)
Quiz
- Quale artista realizzò i pannelli in bronzo dorato della «Porta del Paradiso» del Battistero? Lorenzo Ghiberti (e non Donatello né Brunelleschi).
- Nella Pietà Bandini di Michelangelo, quale personaggio la tradizione identifica con un autoritratto dell'artista? (Risposta: il vecchio Nicodemo.)
- Il museo espone due Cantorie affrontate: una è di Donatello, l'altra di quale scultore fiorentino, celebre anche per la sua terracotta invetriata? (Risposta: Luca della Robbia.)

